La Donna e la Medicina

Quando abbiamo smesso di dar ascolto al nostro corpo? Quando abbiamo smesso di dar ascolto al nostro istinto? Oggi voglio condividere alcune parti tradotte dal capitolo II dal libro Ginecologìa Natural di Pabla Pèrez. La Donna e la Medicina, L'usurpazione della nostra sessualità. "Bisogna rovesciarela storia che non smettono di raccontare: non sono principi azzurri quelli che ci possono salvare, ma il dragone della grotta che vive in cattività."


Molto prima che i tempi iniziassero a numerarsi per la Storia androcentrica, la coscienza viveva connessa a tutti gli esseri che componevano il mondo. Coabitavano in noi le interpretazioni magiche della realtà, le relazioni di comunità, il giudizio circolare del tempo, il "mito" dell'eterno ritorno. Già avevamo tutto ciò che ora ci sembra impossibile, inverosimile, inimmaginabile. La Madre si baciava all'alba, la nostra bocca sfiorava la terra - sostento delle nostre vite - come atto di profonda gratitudine di fronte alla generosa Matrice che ci ospita. Una con la Madre, serpenteggiavamo di piacere. Finchè la sapienza si è fatta remota e lontana a tutti i segreti del nostro ventre, finchè una carezza strappata e meschina ce la portò via, nella notta in cui i Padri si alzarono contro la libertà della nostra cavalcata selvatica, quella notte scura del massacro, quando alle bambine si sentenziò di sottomettersi, quando le donne si condannarono al dolore del parto, quando il serpente fu rimesso all'Inferno, alla maledizione biblica del dolore primogenito. Tutta una cultura silenziò il corpo, tirò il velo ignorante sulle generazioni dormienti, sopra la sua propria forza. La medicina prese il controllo del corpo, e la ginecologia, "scienza della donna", rimase esclusivamente in mano agli uomini, come autorità indiscutubili. D'altro canto, i cicli naturali iniziarono percepirsi come grezze ed antiche eresie, che minacciavano i miracoli del progresso. Come se una voce ci dicesse: "E' che non puoi sapere nulla di te stessa, semplice donna cieca, triste imitazione del potente patriarcato...".

Anche se le streghe sono bruciate, sempre c'è luce in fondo, e senza paura ci fermiamo di fronte a questo mondo frammentato di figlie orfane e di madri maltrattate. Perchè niente abbiamo perso nel più profondo ed accogliente luogo della memoria della carne: il gran ventre che ancora ospita tutta la vita umana. Lì, il serpente ancora danza, i nostri corpi ancora ci appartengono, ingovernabili e misteriosi, potendo ancora fare di questa vita una festa e delle nostre nascite tutti gli orgasmi che ci meritiamo. Il cammino è pronto.


UN PO' DI STORIA In molte culture, durante la storia dell'universo. si ripete l'immagine del serpente come simbolo mitologico che rappresenta la creazione della vita e la natura ciclica delle cose: riflette il tempo e la continuità della vita, i periodi che iniziano e terminano, le cose che non spariscono mai e che solo cambiano in maniera infinita. Allo stesso modo, è stato relazionato con la sessualità, l'erotismo e anche con la matrice. Certamente, rappresenta la generazione della vita in relazione agli aspetti femminili dell'universo. L'archeologs lituana Marija Gimbutas, trovò mille pezzi appartenenti al periodo paleolitico. Sono diversi pezzi di ceramica in cui i motivi dipinti risaltano la valorizzazione del femminile. Le figure di animali, come serpenti e rane, erano rappresentate d amolte culture come uteri. Questa archeologia, nelle sue decine di libri e basata sui mill epezzi incontrati, denominò queste espressioni come "adorazione alla Dea", che qui in Sudamerica potremmo interpretare come un culto alla Madre Terra. In quelle società tanto saggie ma paradossalmente chiamate "preistoriche", al contrario di ciò che ci ha raccontato la Storia nella versione del "vecchio mondo", non esistevano le guerre e c'era un equilibrio tra uomini e donne. Queste grandi ricerche le costarono il rifiuto di alcuni colleghi uomini per integrare nell'archeologia quella che lei nominò archeomoitologia. Da allora la Storia avrebbe avuto una parte occulta, quella che sappiamo per natura che vive in tutte noi, perchè il patriarcato non è stato da sempre il paradigma imperativo.


Grandi miti nell'era patriarcale relazionarono il serpente a tutto il Male. Per la mitologia greca, per esempio, questo animale rappresentava il nemico. "Le fondazioni delle principali città della Grecia patriarcale hanno quasi sempre un mito creazionale che include la sconfitta di qualche serpente mostruoso da parte dell'eroe: Cadmo, per fondare Tebas; Perseo, per fondare Micene, eccetera". Ma più predominante per definire la caduta del serpente nella storia patriarcale sarà il mito del "peccato originale", nel quale il serpente è in sè stesso una bestia che personifica la malvagità e l'oscurità, rappresentando il caos. Da allora, il serpente sempre sarà visto da quest'ottica. Come conseguenza, è diavolizzato, visto come la tentazione della donna che rappresenta Eva -la donna originale, secondo la tradizione ebraicocristiana- chi dissobedisce a Dio ed incita ad Adamo a mordere la mela proibita. "Metterò inamicizia tra te e il serpente', disse Yavè esplicitamente, ossia ti toglierò la tua sessualità: paralizzerò il tuo utero, diventerai 'isterica', partorirai con dolore e l'uomo ti dominerà. Lì sta il destino della nuova condizione della donna". Questo successo fu plasmato nella Genesi in diverse maniere, queste idee furono moltiplicate per il mondo occidentale e determinarono, in gran parte, la situazione sociale di sommissione della donnain questa parte del mondo. Con la morte del serpente, giustiziata da un angelo armato con una spada a servizio di Dio Padre, si rivendica la distruzione della libertà della donna. Come spiega Rodrigàñez in vari dei suoi libri, in anni posteriori apparirà l'immagine della Vergine Maria schiacciando la testa del serpente; con questo si consacrerà come la schiava sottomessa di Dio e con questo tutti i "mali femminili" palpiteranno nell'utero "errante" della donna.


LA STORIA DELLA GINECOLOGIA: SCIENZA DELLA DONNA [...] Dall'inizio della Storia, le donne non sono mai state sole al momento di partorire o di precisare conoscenza in quanto a salute sessuale e/o riproduttiva. Da sempre contarono con l'appoggio di altre donne sagge, che con la loro esperienza di assistenza, furono presenti, all'inizio senza studi e posteriormente indottrinate sotto la specialità medica chimata "ostetricia", che significa letteralmente "mettersi di fronte". Questa specialità è liderata fino ad oggi da uomini, in generale, con una visione patriarcale sul corpo e i processi sessuali.

La Storia è stata scritta da "uomini". In questo modo, nessuno mette in risalto il ruolo ancestrale delle donne come guaritrici, mediche, ostetriche, levatrice, accompagnando dall'inizio dei tempi i suoi simili. Furono e sono molte le restrizioni storiche perchè le donne potessero accedere agli studi e al campo dell'investigazione, anche scientifica. Nella storia della ginecologia , sono molti i nomi degli uomini i cui cognomi si conferiscono come nomi a "rinomati" progressi, come sedie di parto, strumentazioni mediche, interventi chirurgici, medicamenti, fino a nominare con i loro cognomi alcuni organi sessuali femminili. Mai figurano le donne e i loro traguardi, in tal caso furono private in diversi periodi del loro proprio corpo e di quelli delle loro simili, dato che insieme, in qualità di guaritrici, erano capaci di temibili "sortilegi", dice la storia medievale. Per questo, parlare in maniera lineare della storia della ginecologia non mi genera niente più che dispiacere. Ci sono dati che hanno limitato il cammino di questa specialità, che prese un carattere ogni volta più tetrico, ma nel frattempo, le ostetriche continuarono sempre le loro mansioni, parallelamente allo sviluppo della disciplina medica, e come oggi stesso nel "terzo mondo", in mille comunità che non lasciano entrare la scienza perchè stravolga e denigri i suoi saperi.


[...]


Sims creerà una serie di strumentazioni mediche (si dice più di settanta), tra cui quella che risalta è lo "Speculum di Sims". Uno speculum è uno strumento per esaminare le cavità umane; in questo caso, specificatamente per dilatare la vagina ed arrivare ad osservare fino al collo dell'utero, per poter indagare sulle possibili alterazioni. Sebbene questo strumento abbia permesso ai/lle medici/che e a noi stesse di conoscere e di accedere ai nostri organi interni i quali sarebbero stati molto difficili da esaminare altrimenti, non dobbiamo dimenticarci che lo speculum è un semplice strumento -usato generalmente in maniera per di più invasiva- il quale uso, secondo noi, non suppone maggiori risultati se non si prende in considerazione in un quadri di salute generale.

La mancanza di etica supera il contributo che i "progressi" di Sims possano aver fatto alla scienza iniziando dall'intervento di molte donne sottomesse a sofferenze inimmaginabili. Ciò che si praticò con loro continua a funzionare secondo la stessa logica con altri dottori e dottoresse quando ci presentiamo al loro ambulatorio e non riceviamo niente più che farmaci o prescrizioni conmancanza d'informazione sul loro funzionamento... Perchè parlare della decisione libera delle donne sull'aborto o di quando partoriamo... se ci maltrattano insieme a nostro/a figlio/a mel momento della nascita, ci introducono forcipi, ci sottopongono a macchine, danneggiano il nostro pavimento pelvico con la pratica della episiotomia, fino a dividere il nostro utero in due se alteriamo i loro tempi lavorativi (molte poche volte perchè è realmente necessario). Lo stesso succede con la grande manipulazione ormonale sui nostri corpi ed energia. Ci ingannano e ci nascondono informazioni significative sull'azione e gli effetti sfavorevoli che gli ormoni sintetici hanno sul nostro organismo. Continuiamo ad essere coniglietti d'India per la scienza, e continueremo ad esserlo mentre continuiamo a non conoscerci e mentre continuiamo a stare ai suoi ordini e accettando le sue prescrizioni senza esigere tutta l'informazione sicura di cui abbiamo bisogno per guarire. La medicina e il suo sviluppo sono imprescindibili per salvare molte vite, ma il suo modello è mal focalizzato, evidenziando la sua mancanza d'umanità, di contesto e di sensibillità. Oggigiorno è un negozio e un servizio spersonalizzato e elitario che non è a portata di tutti/e. Come se ciò non fosse poco, le nostre vite girano attorno alla malattia, e perciò soffriamo di eccessivi farmaci, viviamo immerse in una società del panico, che è capace di cenare con un cocktail di farmaci ancor prima di pensare che possa ammalarsi. E' che ancor prima di nascere siamo già destinati ad essere "pazienti" dell'industria medica farmaceutica, una realtà approvata dal potere religioso e scientifico. La donna si vede oggi privata di tutta la conoscenza della sua sessualità, non è capace di autocompiacersi, di riconoscersi e, ancor meno, di sanarsi. Un panorama devastante. Non comprendiamo quello che ci succede, al tempo stesso odiamo i nostri corpi, per insoddisfazione estetica o perchè ci generiamo "malattie ormonali" all'intossicarci con ridicole overdosi di ormoni che ci impone la transgenica industria medica. L'autoeducazione e l'autoconoscenza della nostra salute sono strumenti indispensabili per il nostro proprio prenderci cura e per il mantenimento vitale della nostra salute. Vedrai che il minimo avvicinamento ai tuoi processi è un gran progresso per il mantenimento del tuo benessere. Abbiamo bisogno della medicina? Sì, la necessitiamo, ma il primo passo è conoscerci, per non consegnarci come materiale pronto per la sperimentazione e disposte a trattamenti di cattivo gusto. Noi abbiamo il potere di curarci partendo dal conoscerci e dal riscoprirci.


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